Le cefalosporine: una scoperta persa italiana

Come al solito, molte scoperte italiane, rischiano di finire oppure finiscono in mani straniere, per le ragioni più disparate tra cui il mancato riconoscimento e la mancanza di finanziamenti.
E’ proprio questo il caso del Prof. Brotzu, professore dell’Università di Cagliari. Da tempo aveva notato che le acque di fognatura che defluivano nel vecchio porto di Cagliari in località detta “Su Siccu”, e che andavano a formare una macchia di liquame nerastro, improvvisamente a 200-300 metri dalla riva, si schiarivano completamente. Siamo negli anni 40’ e a quel tempo le fognature scaricavano in mare. Brotzu intuì che il fenomeno non poteva essere semplicemente attribuito ad un processo di autodepurazione.
Prelevò quindi vari campioni che mise in coltura. Nella acque erano presenti numerosi batteri, come ci si poteva aspettare, tipo la Salmonella; batteri che non crescevano più a circa 300 metri dallo sbocco della fognatura.
Sulle stesse piastre riuscì ad identificare la crescita di alcuni funghi, in particolare il Cephalosporium acremonium, un micete. Attribuì quindi il fenomeno ad un effetto antibiotico ad opera dei funghi.

In quel periodo era in corso la seconda guerra mondiale ed era già stata scoperta, anche non ampiamente distribuita, la penicillina.

 

Le prime esperienze eseguite nel suo laboratorio dimostrarono chiaramente che i filtrati ottenuti erano dotati di attività antibiotica. Queste esperienze furono dettagliate in un lavoro che Brotzu  pubblicò a proprie spese sotto l’intestazione “Lavori dell’Istituto d’Igiene di Cagliari” con il titolo” Ricerche su di un nuovo antibiotico”. Lavoro che, all’estero ma purtroppo anche in Italia, non fu mai letto.
Purtroppo lo scarso interesse dimostrato dalle Autorità Sanitarie e dalle Industrie Italiane, lo obbligò ad inviare muffe e lavoro a Sir. Howard Florey, lo stesso che, con Fleming e Chain, aveva lavorato all’isolamento della penicillina.
Proprio ad Oxford vennero intrapresi quegli studi che permisero di arrivare all’identificazione, nel 1955, della cefalosporina C. Le prime cefalosporine vennero immesse sul mercato, dalla Glaxo e dalla Lilly, nel 1963.
Da allora fu un continuo fiorire di nuove molecole antibiotiche a largo spetto, i beta-lattamici.
Al Prof. Brotzu non fu riconosciuto niente e altro ingegno italiano andò nel dimenticatoio.

Riferimenti:
“Dagli Dei al DNA” di Luciano Sterpellone