L’italiano che misurò la pressione

Riva_Rocci_1863-1937
Riva_Rocci_1863-1937

Scipione Riva-Rocci nasce ad Almese (Torino) il 7 agosto 1863. Attratto dalla professione medica esercitata dal padre Piero, si iscrive a Medicina a Torino, laureandosi a pieni voti nel 1888. L’incontro della vita è con Carlo Forlanini, direttore della Clinica Medica Propedeutica dell’Università di Torino. Inizialmente allievo interno e poi medico interno, RivaRocci assume prima l’incarico di Assistente e poi di Aiuto, conseguendo la libera docenza in Patologia Speciale Medica. Nel 1909 gli fu attribuita la Cattedra di Pediatria all’Università di Pavia e contemporaneamente la carica di Primario Internista e Pediatra all’Ospedale di Varese. Il suo interesse per la fisiologia e per l’emodinamica lo spinsero a  studiare e perfezionare gli apparecchi per la rilevazione del polso e della pressione arteriosa che allora erano alquanto imprecisi ed ingombranti.
Nel 1896, anno della pubblicazione sulla Gazzetta Medica di Torino, Riva-Rocci presenta al mondo la sua straordinaria scoperta: lo sfigmomanometro. Con una intuizione geniale, introduce nella pratica clinica il metodo palpatorio per misurare la pressione arteriosa massima o sistolica; l’opera viene completata nel 1905 dal fisico russo N. S. Korotkoff che, con il metodo auscultatorio, valuta anche la pressione minima o diastolica. Il medico chirurgo anestesista Harvey Cushing (1869-1939) nel 1901 si recò a Pavia, dove Riva-Rocci si era trasferito, per apprendere l’uso della sfigmomanometria: entusiasmato dai risultati portò l’apparecchio di Riva-Rocci negli Stati Uniti dove si diffuse rapidamente.
Lo sfigmomanometro di Riva-Rocci rese immortale il suo scopritore, oscurando persino la fama del suo grande maestro, Forlanini, che ha avuto le prime intuizioni e che ha guidato l’allievo nella sperimentazione del nuovo sistema; un grande esempio di nobiltà d’animo da parte di Forlanini, il quale lascia all’allievo tutta la gloria di questa invenzione.

Lo sfigmomanometro di Riva-Rocci
Lo sfigmomanometro di Riva-Rocci

Lo sfigmomanometro di Riva-Rocci è costituito da un manometro a mercurio collegato con un manicotto di gomma che viene arrotolato e fissato attorno al braccio; una pompa, inserita nel circuito, insuffla aria fino a deprimere totalmente il passaggio dell’onda sfigmica nell’arteria radiale. Lasciando defluire l’aria compressa attraverso la vite di scappamento e controllando con la palpazione il polso radiale, si può avvertire il momento di ripresa dell’onda sfigmica che corrisponde, sul manometro, al valore della pressione arteriosa sistolica.
Nella storia della medicina, le prime misure della pressione arteriosa si devono a Stephen Hales che, nel 1733, segnala di aver inserito un tubo di vetro in un’arteria di un cavallo “misurando l’altezza della colonna sanguigna e le oscillazioni sincrone con le sistoli cardiache”. Nel 1828 Jean L. M. Poiseuille introduce il manometro a mercurio e nel 1847 Kare Ludwig ne registra le oscillazioni con un chinografo; Etienne Jules Marey nel 1875 e Samuel von Basch nel 1890, rendono noto il loro sfigmomanometro, basato sulla “contropressione idrostatica al polso radiale del paziente”. Con profonda onestà intellettuale, Riva-Rocci ricorda con precisione questi colleghi ai quali si ispira per costruire il suo bracciale pneumatico; fondamentale anche l’idea di rilevare la pressione sull’arteria omerale “che meglio riflette le condizioni pressorie a livello dell’aorta rispetto alle altre arterie più distalmente situate”. Riconoscendo che il suo apparecchio era frutto anche degli studi dei suoi predecessori, non volle mai brevettarlo.
Riva-Rocci muore a Rapallo il 15 marzo 1934, all’età di 74 anni; viene sepolto nella tomba di famiglia del piccolo cimitero di S. Michele di Pagana. Si chiude così la vita “semplice” di un medico che si è dedicato “interamente ed altruisticamente” ai più alti ideali della professione e della scienza, raggiungendo, suo malgrado, la gloria dell’immortalità. La lapide all’Ospedale di Varese ne ricorda i meriti, ma soprattutto ricorda la sua vocazione didattica: “Ai giovani Riva-Rocci insegnava con amore di Padre e ardore di Maestro”.

Bibliografia:

Appunti di Storia della Medicina Pavese: SCIPIONE RIVA-ROCCI di Luigi Bonandrini

Link:

Collezione Rocchini-Dumas: Strumenti Medico-chirurgici