La tubercolosi: rapporto 2008

Il Rapporto “Tubercolosi in Italia 2008” appena pubblicato dal Ministero della Salute  conferma l’importanza di mantenere alto il livello di guardia su questa malattia tutt’altro che scomparsa. Le 228 pagine del Rapporto sono frutto della collaborazione tra il dipartimento della prevenzione del Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità, l’Agenzia Sanitaria e Sociale della Regione Emilia-Romagna e il Centro Nazionale per la prevenzione e Controllo delle Malattie.

Dal rapporto si evidenzia che nel  2008 sono stati notificati 4.418 casi di tubercolosi (TBC) in 19 Regioni e 2 Province autonome (P.A. Bolzano e P.A. Trento), con una diminuzione del 2,4% dei casi rispetto al 2007. Da segnalare però che in  6 Regioni (Lombardia, Piemonte, Marche, Puglia, Campania e Molise) e nelle Province autonome di Bolzano e Trento è stato notificato un maggior numero di casi rispetto al 2007. Le Regioni del nord nel 2008 hanno notificato un maggior numero di casi di TBC rispetto alla media decennale, al contrario delle Regioni del centro, del sud e delle isole in cui il trend sembra in diminuzione. Le Regioni del sud e delle isole nel 2008 notificano solo il 10% dei casi totali a livello nazionale. Il 73% dei casi totali notificati nel 2008 provengono da Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte. Le province di Roma e di Milano notificano da sole il 25% dei casi totali notificati a livello nazionale nel 2008.

In generale, nonostante l’incidenza si sia ridotta negli ultimi anni, la popolazione immigrata ha ancora un rischio relativo di andare incontro a TBC che è 10-15 volte superiore rispetto alla popolazione italiana. Mentre sembra in costante diminuzione la proporzione di casi di TBC in persone provenienti dall’Africa, risultano in aumento i casi provenienti dall’Est europeo.

Nell’ultimo cinquantennio (1955-2008), il numero annuale di casi di TBC registrati dal sistema di notifica nazionale è passato da 12.247 a 4.418; il tasso grezzo annuale è passato da 25,26 casi per 100.000 abitanti a 7,41, con un decremento pari a circa il 64% del numero di casi e di circa il 71% dell’incidenza. Dal 1955 al 1981, la frequenza di TBC nella popolazione italiana si è ridotta progressivamente e drasticamente fino a raggiungere nel 1974 un tasso di incidenza di tubercolosi al di sotto di 10 casi per 100.000 abitanti. Negli ultimi venticinque anni il trend è stato sostanzialmente stabile, oscillando sempre intorno ai 7 casi per 100.000 abitanti (solo nel 1996 il tasso di incidenza è tornato ad avvicinarsi al valore soglia dei 10 casi per 100.000 abitanti).

Tra il 1955 e il 2008 sono stati notificati oltre 160.000 decessi dovuti alla TBC. Il tasso grezzo di mortalità è diminuito da 22,5 per 100.000 nel 1955 a 0,7 per 100.000 nel 2006 (media in Europa nello stesso anno di 0,8 per 100.000 abitanti).

In conclusione: nell’ultimo decennio i tassi di incidenza delle notifiche di tubercolosi sono stabili e inferiori ai 10 casi per 100.000 abitanti, valore che pone l’Italia al di sotto della soglia dei Paesi a bassa endemia. Nonostante il quadro nazionale non desti particolare preoccupazione, sono presenti notevoli differenze tra Regioni  nei tassi grezzi di incidenza totali. Questi dati riflettono da una parte la differenza a livello territoriale delle caratteristiche della popolazione suscettibile, ma d’altra parte potrebbero indicare una diversa sensibilità e scarsa considerazione del problema da parte dei Servizi e degli operatori sanitari, che potrebbero essere motivo di sotto-notifica di casi o di selettività nei confronti di specifiche fasce di popolazione. Dai dati disponibili, i casi di tubercolosi si concentrano in particolare nel Centro-Nord Italia (soprattutto nelle grandi città) e per alcune Regioni e Province i valori superano il livello soglia dei 10 casi per 100.000 abitanti: queste aree si devono considerare a maggiore rischio di diffusione della tubercolosi.