L’importanza di una prova completa…..

Signore di 66 anni con importante storia di fumo di sigaretta. Precedenti di cardiopatia ischemica con un infarto sottoposto ad angioplastica.
Da tempo lamenta una progressiva mancanza di fiato associata a tosse produttiva, attribuita dal curante al sovrappeso ed alla precedente storia di fumo.
La persistenza della sintomatologia lo porta ad una nostra prima valutazione nella quale emerge un’insufficienza respiratoria con saturazione emoglobinica di 92-93%. Il quadro è confermato anche dall’emogasanalisi che segnala: PO2 61, PCO2 41, PH 7.40, Sat. 91%.
Ad un’indagine più dettagliata, emerge che la sintomatologia è comparsa da quando è stata attivata un’unità produttiva adiacente all’area dove opera come magazziniere. L’unità in oggetto opera con verniciature speciali ed è quindi probabile il contatto con inalazioni di metalli duri come carburi di tungsteno e cobalto.
Nella visita non si rileva niente di significativo eccetto la bassa saturazione prima descritta.
Si procede quindi ad una valutazione spirometrica globale che risulta perfettamente nella norma, per volumi mobilizzabili, volumi statici e resistenze.

Si decide quindi aggiungere alla spirometria una test di diffusione del CO. Infatti lo stesso è ridotto di grado lieve.

Il quadro funzionale respiratorio è quindi di un difetto isolato della capacità di transfer del CO (DLCO).
Gli esami del sangue sono normali e la radiografia segnala solo note bronchitico croniche enfisematose.
Alla TAC invece vengono evidenziate delle alterazioni enfisematose bilaterali ed un ispessimento reticolo micro-nodulare dell’interstizio polmonare maggiormente alle basi in sede mantellare ove si associano sfumate aree a vetro smerigliato. Si associano inoltre alterazioni pseudo-nodulari e bronchiettasie alle basi.

A questo punto viene consigliato al paziente di proseguire gli accertamenti in ambiente ospedaliero per il sospetto d’interstiziopatia a genesi professionale.
La diagnosi in dimissione è di malattia polmonare interstiziale a cellule giganti da metalli duri.
Questo caso è il classico esempio di come uno studio completo di funzionalità respiratoria possa indirizzare il clinico verso il possibile meccanismo alla base dei sintomi e quindi verso la formulazione della corretta diagnosi. Purtroppo a tutt’oggi si abusa molto spesso nell’esecuzione della sola spirometria semplice, ritenendola, erroneamente, sufficiente nella diagnostica pneumologica.